L’illusione fiscale di Obama

L’idea obamiana di tassare i ricchi per consolidare il bilancio e creare una società più giusta piace ai seguaci dell’autoflagellazione fiscale in stile Warren Buffett e ai confusi reduci della lotta di classe in stile Occupy Wall Street.
22 AGO 20
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L’idea obamiana di tassare i ricchi per consolidare il bilancio e creare una società più giusta piace ai seguaci dell’autoflagellazione fiscale in stile Warren Buffett e ai confusi reduci della lotta di classe in stile Occupy Wall Street.
Che i pochi paghino la loro “fair share” (un equo contributo) affinché i molti abbiano un “fair shot” (una giusta opportunità) è la sintesi del modello sociale proposto dal presidente, non senza una certa enfasi elettoralistica. Il problema è: il modello funziona? Il sindaco di New York, Michael Bloomberg, dice di no. Ieri sul Wall Street Journal, ha anticipato il piano per la riduzione del bilancio proposto alla Camera da un gruppo di deputati centristi e ha fustigato la visione economica di Obama. Bloomberg è uomo di business e di mondo che ha navigato vicino alle due sponde della politica americana fino ad approdare a un centrismo tecnocratico che basa le sue idee sull’efficacia delle prestazioni; difficile accusarlo di essersi appiattito sull’ortodossia repubblicana.
Per questo le sue critiche fanno più male delle accuse di “socialismo” ringhiate su Fox News.
“Non credo nella lotta di classe – scrive Bloomberg – e non perché non voglio pagare più tasse. Credo che i tagli fiscali di Bush debbano essere cancellati per tutti gli americani”. Il sindaco spiega che l’idea di prelevare ricchezza ai più ricchi sia una beata illusione, perché “questo genererebbe soltanto 1,1 miliardi di dollari di entrate nel prossimo anno fiscale. Per mettere il dato in prospettiva: quest’anno lo stato spende 1.200 miliardi di dollari in più rispetto a quelli che incamera”. Il programma fiscale del presidente è, in definitiva, “una strategia politica, non economica”.
Nella pars costruens Bloomberg propone di votare al Congresso il piano fiscale Simpson-Bowles, una proposta equidistante dalla lotta di classe di Obama e dalla riduzione fiscale dei repubblicani. Se non da sinistra, Bloomberg aggredisce la politica fiscale della Casa Bianca dal centro, con numeri e tabelle alla mano.
Non c’è cosa che spaventi di più il presidente di un tecnocrate liberal che spiega all’America che il suo piano non è né giusto né sbagliato, semplicemente non regge.